| Il congresso del Psuv, cosa c’è in gioco? |
| Scritto da Patrick Larsen da Caracas | |
| 18 / 02 / 2008 | |
|
La rivoluzione venezuelna va avanti da oltre dieci anni ormai. E’ stata un’enorme fonte d’ispirazione per i lavoratori e i giovani di tutto il mondo. Per la prima volta dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, l’idea del socialismo è stata discussa concretamente su scala internazionale. Molti hanno potuto vedere un’alternativa concreta all’imperialismo, che ha dato speranza e fiducia nella possibilità di un altro mondo. E’ in questo contesto che tutti i comunisti dovrebbero guardare al Venezuela con molto interesse, con il nuovo partito socialista, il Psuv (Partito Socialista Unito del Venezuela) che è entrato in un periodo congressuale di due mesi. L’idea di formare il Psuv è stata originariamente avanzata da Chavez in un suo discorso il 15 dicembre 2006, circa due settimane dopo la schiacciante vittoria delle elezioni presidenziali, quando il 63% dei venezuelni votò a favore del progetto politico di Chavez. In quel discorso del 15 dicembre Chavez sostenne che il Psuv andava creato per unire tutte le forze rivoluzionarie in un unico partito, in modo tale da accelerare la costruzione del socialismo. Il partito non dovrebbe essere una mera continuazione dei vecchi corrotti partiti politici, ma un partito con vere discussioni ed una democrazia di base. Chavez rese anche chiaro di non volere una copia del vecchio schema stalinista, perché questo aveva portato ad una “innaturale deviazione” delle idee originarie del Partito Bolscevico. Come abbiamo spiegato in altri articoli, i recenti avvenimenti in Venezuela hanno confermato che la rivoluzione – dopo 10 anni di lotta – non è ancora completata. Ci sono seri problemi con il sabotaggio economico controrivoluzionario, con una conseguente scarsità di prodotti alimentari di base. Questo si è combinato con i primi segnali di stanchezza tra alcuni settori delle masse, che sono frustrate da lunghi discorsi sul socialismo e sulla rivoluzione senza che misure chiare e concrete a riguardo vengano prese. Questa è la ragione fondamentale per cui Chavez ed il movimento bolivariano hanno perso il referendum Costituzionale del 2 dicembre 2007. Tale risultato non è stato determinato da un grosso recupero dell’opposizione (la quale ha aumentato i propri voti di sole 200.000 unità). Semmai ci sono state 3 milioni di persone che avevano votato Chavez nel dicembre del 2006 e che si sono astenute nel referendum Costituzionale. Questi 3 milioni di voti non sono andati all’opposizione ma all’astensione. Non sono ovviamente dei venezuelni che sono diventati controrivoluzionari, semplicemente si sono stancati di parole e slogan sul socialismo e vogliono azioni chiare e decisive.
Il Psuv e le masse
E' in questo contesto che è necessario analizzare la costruzione del Psuv. Dopo la vittoria del 2006 e nel corso del 2007 le masse hanno cercato sempre più di radicalizzare la rivoluzione e materializzare ciò che Chavez ha chiamato la rivoluzione dentro la rivoluzione. Quindi comprendono la necessità di una lotta interna al movimento, il che si traduce in una lotta contro corruzione e burocrazia. Molti dei politici presenti nel movimento non sono affatto rivoluzionari, ma riformisti che sono fautori di un “rallentamento” della rivoluzione o di qualche forma di patto con l’opposizione. Le masse hanno –correttamente – visto questa eventualità come una capitolazione di fronte all’oligarchia e all’imperialismo, come un tradimento della rivoluzione stessa. Quando Chavez stesso propose la fondazione del Psuv più di un anno fa, fece appello alle masse spiegando: “voi conoscete le persone nei quartieri, non dobbiamo permettere a ladri, corrotti e ubraconi di entrare nel partito”. “Il partito – ha aggiunto - sarà il partito più democratico della storia del Venezuela, ci saranno discussioni e veri dirigenti emergeranno dalla base” e ha continuato “basta direttive dall’alto”. Possiamo notare, come marxisti, che le masse notano i punti principali dei discorsi di Chavez, prendono ciò che percepiscono del messaggio e cercano di metterlo in pratica. In questo caso hanno percepito il Psuv come uno strumento per completare la rivoluzione e distruggere la burocrazia. Questo e solo questo in sè può spiegare perché hanno accolto l’appello alla formazione del Psuv con tale livello di entusiasmo; nel corso di 8 settimane, da aprile a maggio, 5,6 milioni di persone si sono preiscritte come futuri membri del Psuv. Di queste, 1 milione e 400mila erano lavoratori generici, 500.000 operai qualificati, 750.000 lavoratori dei servizi, 180.000 impiegati per un totale di 3 milioni di lavoratori preiscritti. Si sono preiscritte anche 1 milione e 200mila casalinghe, il che fa del Psuv una delle organizzazioni femminili più grosse del Venezuela e probabilmente del mondo. Tutto ciò è senza precedenti. In alcune aree, come Alto Apure, una regione contadina dove è radicato il FNCEZ (Il Fronte Nazionale Contadino Ezequiel Zamora), si sono preiscritte al partito più persone di quelle che hanno votato per Chavez a dicembre[nel 2006 - Ndt]! Questo si spiega con la campagna cosciente svolta dal FNCEZ nella zona. I dirigenti del FNCEZ hanno duchiarato: “nel 1998 abbiamo aderito anche al MVR [Movimento Quinta Repubblica], ma non eravamo organizzati e la burocrazia ci ha tolto il controllo, ora che stiamo aderendo al Psuv siamo organizzati per impedire un simile sviluppo”.
Il Congresso fondativo del Psuv
Sabato 12 gennaio si è aperto il congresso fondativo del Psuv. Erano presenti all’incirca 1600 delegati da tutto il paese. Il congresso era stato previsto originariamente per lo scorso settembre, ma è stato posticipato a gennaio a causa del referendum costituzionale di dicembre. Si prevede che il percorso congressuale durerà due mesi e si concluderà a marzo. I temi in discussione sono tutti di enorme importanza per il futuro della rivoluzione venezuelna: la dichiarazione di principi del partito, il programma, i fondamenti ideologici, gli statuti e la strategia elettorale. Tutto questo sarà discusso e votato al congresso. Gli oltre 1600 delegati sono stati eletti dal basso, in ognuno dei 20.000 battaglioni è stato eletto un portavoce il quale si è riunito con altri 10 portavoce per eleggere un delegato. In tutto hanno partecipato a questo processo decisionale 1 milione e 400mila persone. Mentre scriviamo il congresso ha già avuto due sessioni plenarie, una in Charallave, a sud di Caracas e l’altra nella capitale dello Stato di Lara, Barquisimieto. Tra un incontro e l’altro, i delegati dovrebbero tornare a casa per incontrarsi e discutere con i portavoce provenienti dagli altri battaglioni, in modo poi da trasmettere il dibattito alla base. Basta dare un primo sguardo da un lato al discorso di Chavez e dall’altro lato alle dichiarazioni di diversi delegati nei primi giorni di congresso per capire come sia ampiamente riconosciuta la necessità della lotta per il socialismo ed il problema della burocrazia. Ci si può limitare a citare un articolo sul quotidiano Ultimas Noticias del 20 gennaio: “Nelson Becerra, un delegato da Tachira, ha affermato di voler proporre per la plenaria di includere la lotta alla corruzione nella Dichiarazione di Principi. E’ fondamentale che siano creati meccanismi con cui il partito possa esercitare controllo”. Jose Ezequiel, da Portuguesa, ha espresso concetti simili: “Vogliamo che il partito sia veramente socialista e che contribuisca a porre fine alla corruzione che ancora esiste all’interno della rivoluzione stessa”. La questione è stata sollevata da diversi delegati. Miguel Montes, da Vargas, ha evidenziato che la lotta contro la corruzione deve essere tra le priorità dell’organizzazione, ma anche una selezione interna al partito che si sta creando. Ha dichiarato che “un cambiamento nel metodo di costruzione del partito” è necessario. “La base deve essere ascoltata e dobbiamo buttare fuori coloro che cospirano contro il socialismo e ci hanno fatto perdere il referendum”. Roberto Gonzalez da Zulia ha indicato di voler proporre una revisione delle liste dei delegati “perché la destra è presente anche qui”.
Economia pianificata o economia di mercato?
La “Dichiarazione dei principi” ed il programma riflettono profondamente alcune delle contraddizioni che si sono viste finora, sia nei discorsi di Chavez sia nelle politiche del complesso del Governo venezuelno. Nei primi paragrafi del programma si dichiara chiaramente che l’obiettivo è il socialismo e che questo può essere ottenuto solo con la rivoluzione internazionale: “L’America Latina e i popoli caraibici devono raggiungere l’unità e l’emancipazione nazionale e sociale e insieme ai popoli del resto del mondo dobbiamo abbattere il capitalismo per aprire la via ad una nuova era nella storia dell’umanità”. Nella parte 4 del programma, che prende in considerazione le forme di proprietà, si afferma che il Psuv è a favore di un processo di transizione indirizzato alla costruzione di un’ “economia controllata e pianificata democraticamente” che sia “in grado di porre fine all’alienazione del lavoro e soddisfare tutte le necessità delle masse”. Per giungere a quest’obiettivo, il programma avanza due proposte concrete: la proibizione dei monopoli e di coloro che detengono il monopolio dei mezzi di lavoro e la proibizione del latifondo, su cui si basa il dominio dei grandi proprietari terrieri nelle zone agricole. Si tratta di misure che i marxisti non possono non appoggiare in maniera entusiasta. Ma d’altra parte esistono formulazioni ambigue le quali lasciano aperte diverse interpretazioni. Ad esempio nello stesso paragrafo sulla proprietà possiamo leggere; “Una società con modelli di proprietà che privilegino le forme pubbliche, indirette e sociali, comunali, cittadine e collettive, così come sistemi misti, rispettando la proprietà privata che sia di pubblica utilità e di interesse generale e che sia sottoposta a contributi, tasse, restrizioni ed obblighi”. Che tipo di proprietà privata può essere quella di “pubblica utilità e di interesse generale” è piuttosto oscuro. In base a quali criteri è tale e chi lo decide? Naturalmente i marxisti non si battono per l’espropriazione di TUTTA la proprietà privata. Non porteremmo mai via le piccole proprietà individuali, come il possesso di un frigorifero o di un’automobile in più. Questa idea è stata parte della campagna anticomunista basata su isteria e paura, lanciata dall’opposizione in vista del referendum del 2 dicembre. Quello per cui si battono i marxisti è l’espropriazione dell’oligarchia, cioè dei grandi capitalisti che possiedono le principali aziende, banche e catene di distribuzione, unita ad una radicale riforma agraria che distrugga il dominio dei latifondisti nelle campagne. Il testo del programma è aperto a diverse interpretazioni. Il suo contenuto può essere interpretato in due modi: o nel senso di “un’economia mista”, dove la buona parte delle imprese rimangono in mani private affiancate da forme di proprietà pubblica (e questo è ciò che ha portato al disastro in Nicaragua) o può essere interpretato nel senso di una radicale rottura con il modo di produzione capitalista. Sarà sicuramente molto interessante seguire come procederà la discussione sul programma del Psuv nelle prossime settimane. In ogni caso è altrettanto importante sottolineare come l’applicazione concreta del programma sarà mille volte più importante della sua formulazione scritta. Molte volte Chavez ha detto una cosa piuttosto che un’altra, ma le parole non si sono trasformate in pratica. Il fatto è che sarà la lotta di classe e lo sviluppo stesso della rivoluzione a decidere i destini del Psuv.
Una ribellione contro la burocrazia?
In relazione al Psuv la lotta contro la burocrazia è di importanza vitale. Questa lotta non può essere vista come qualcosa d’isolato dal resto della battaglia politica generale tra idee riformiste e rivoluzionarie. Molti dei lavoratori e dei giovani che hanno aderito l’hanno fatto con un obiettivo chiaro nella propria testa: fermare il sabotaggio economico, la scarsità di prodotti alimentari di base, la corruzione nell’apparato dello Stato, la disoccupazione, la povertà, l’esistenza di senza tetto, ecc. Un colpo definitivo alla burocrazia può venire solo dall’esistenza di una chiara alternativa politica che dimostri in pratica come può essere costruita una democrazia socialista. In un ordine del giorno del 28 gennaio Jorge Rodriguez, come parte del comitato promotore del Psuv, ha dichiarato che sarebbe stata discussa anche la strategia elettorale del partito durante il congresso. Ad Alò Presidente del 20 gennaio Chavez ha dichiarato che gli iscritti del Psuv nelle diverse regioni avrebbero dovuto indagare se i diversi sindaci o governatori bolivariani avevano iniziato la loro campagna prima del tempo e che questi candidati sarebbero dovuti essere invece eletti dalla base del Psuv. Questo può rivelarsi un campo di battaglia fondamentale tra riformisti e rivoluzionari nei prossimi due mesi. Le amministrative sono programmate per il prossimo agosto. Non è un segreto per nessuno il fatto che grossa parte di questi governatori e sindaci, che a parole giura fedeltà alla rivoluzione, in pratica stia portando avanti politiche pro-capitaliste, facendo accordi a livello locale con l’opposizione e boicottando tutti i tentativi di cambiare la società da parte di lavoratori, contadini e giovani. Questo è solo uno dei tanti esempi: il governatore dello Stato di Aragua, Didalco Bolivar di Podemos, originariamente eletto in appoggio alla rivoluzione, ha inviato la polizia contro i lavoratori di Sanitarios Maracay e ha fatto campagna per il NO nel recente referendum. Ma si potrebbero citare numerosissimi altri esempi simili, magari meno noti. Come quello di una città ad est, Ciudad Bolivar, dove il sindaco, Lenin Figueroa ha tradito la lotta dei quartieri più poveri contro la crescita del prezzo dei trasporti pubblici. Questi esempi sono solo la punta dell’iceberg. Le masse chaviste vedranno il Congresso del Psuv – ed in seguito le elezioni di agosto – come una buona opportunità per scegliere dei candidati che rappresentino realmente i loro interessi, gli interessi di coloro che appoggiano lealmente la rivoluzione ed il socialismo.
Settarismo e marxismo
A sinistra, su scala internazionale e nazionale, c’è stato un grosso dibattito riguardo all’atteggiamento che i comunisti dovrebbero tenere nei confronti del Psuv (e rispetto al processo rivoluzionario in generale).Un grosso numero di gruppi e organizzazioni hanno scelto un approccio estremamente settario e hanno denunciato il Psuv come un progetto interclassista e autoritario, rifiutandosi di aderirvi, semplicemente perché Chavez ne è stato il fondatore e perché il partito è collegato al movimento Bolivariano di cui egli è il principale dirigente. Questo comportamento è stato appoggiato da un gruppo interno all’Unt, riunito attorno a Orlando Chirino, un dirigente sindacale venezuelno che si definisce Trotskista. Orlando Chirino si è spinto fino a far propaganda per il voto nullo nel referendum costituzionale del 2 dicembre e di fatto ha aiutato la destra a conquistare quella vittoria risicata. Ha scelto anche di denunciare in termini molto ostili il governo Chavez sulla stampa borghese. Questi atteggiamenti da parte della tendenza dell’Unt che fa riferimento a Chirino e di quei gruppi settari europei che la appoggiano, sono molto dannosi. Questa gente si è lasciata talmente accecare dal proprio rancore nei confronti di Chavez, da non essere più nemmeno capace di distinguere tra rivoluzione e controrivoluzione. Questa gente non è trotskista – al contrario, con le loro azioni, stanno aiutando la controrivoluzione e la destra. Tutto questo li ha portati a fare un appello per formare un “nuovo partito dei lavoratori”, come rivale diretto del Psuv. Queste politiche li taglieranno fuori da centinaia di migliaia di lavoratori e giovani che stanno tentando di usare il Psuv come strumento per la radicalizzazione della rivoluzione. I marxisti non sono mai preoccupati dal fatto di lavorare dentro un ampio movimento di massa. Come diceva Ted Grant, teorico marxista: “fuori dal movimento operaio organizzato non c’è nulla”. Questo è ancora più vero per il Venezuela. Se i marxisti stanno fuori dal Psuv, daranno ai burocrati e ai riformisti una cambiale in bianco per distruggerlo dall’interno e impedire che diventi un reale strumento della rivoluzione. Questo è anche il motivo per cui la Cmr – Corrente Marxista Rivoluzionaria – la sezione venezuelna della Tmi (Tendenza Marxista Internazionale) ha scelto di aderire al Psuv sin dall’inizio e battersi perchè il partito adotti un programma marxista.
I compiti della classe operaia
La cosa più importante per il Psuv non sarà il congresso in sè stesso, anche se ovviamente questo potrebbe essere un campo di battaglia molto importante tra riformisti e rivoluzionari. Ancora più importante sarà il modo in cui il Psuv, come partito, interverrà nei prossimi avvenimenti e quali politiche adotterà in pratica. Come interverrà per evitare il dilagare del boicottaggio economico dei padroni? Proporrà l’espropriazione dell’industria alimentare? O tenterà di raggiungere qualche forma di accordo con l’opposizione? Come risponderà alle prossime aggressioni dell’imperialismo e dell’oligarchia contro la rivoluzione? Come reagirà la base del Psuv, organizzata nei battaglioni, all’appello per un’elezione diretta dei candidati per le elezioni amministrative di agosto? Tutte queste domande rimangono ancora senza risposta. Si tratta di un’opportunità unica che andrebbe presa a due mani. Il fattore decisivo sarà l’eventuale intervento della classe operaia con un chiaro programma socialista all’interno del Psuv. I lavoratori venezuelni hanno dimostrato più e più volte di essere gli unici a poter salvare la rivoluzione dal disastro, come hanno fatto durante la serrata padrone del 2002-2003, quando hanno fermato il boicottaggio economico attraverso l’occupazione delle fabbriche e la gestione operaia nell’industria petrolifera. La classe operaia è quindi l’unica classe che può portare la rivoluzione alla vittoria e combattere efficacemente contro burocrazia e corruzione. Sfortunatamente gli scontri di vertice interni all’Unt hanno portato ad una completa paralisi di quell’organizzazione. Entrambe le principali correnti – quella di Marcela Maspero e quella di Orlando Chirino – hanno giocato un ruolo miserabile. Invece di concentrarsi sull’obiettivo principale, quello di estendere il movimento delle fabbriche occupate e costruire un chiaro programma socialista, hanno dato vita ad una lotta di potere settaria per le elezioni interne al sindacato e al suo secondo congresso nel maggio del 2006 la Unt è stata di fatto disciolta. In realtà l’Unt è stata paralizzata sin dall’inizio. Non ha mai giocato il ruolo che avrebbe dovuto, nonostante sia ancora un punto di riferimento per molti lavoratori per tutto il Venezuela. Quindi un certo numero di lavoratori di diverse aziende si sono uniti nel FRETECO (Fronte Rivoluzionario delle Fabbriche Occupate e Cogestite). Questa struttura è stata fondata dai lavoratori della Inveval (una fabbrica sotto controllo operaio) nel 2006 e adesso conta più di 15 aziende associate. Il Freteco ha tenuto il suo più grande incontro sabato 20 gennaio quando 80 lavoratori si sono riuniti per discutere come deve procedere il movimento delle fabbriche occupate. Questo è quello di cui c’è bisogno nel Psuv, dell’intervento della classe operaia con un programma socialista definito: per il controllo operaio nell’industria, espropriazione e nazionalizzazione delle più grosse aziende e banche, per una radicale riforma agraria, abolizione del latifondo. Una nuova offensiva da parte della classe operaia dovrebbe mettere all’ordine del giorno seriamente nel Psuv la questione della nazionalizzazione. Tutte le condizioni per questo sono date. Di fatto una nuova ondata di occupazioni di aziende potrebbe aprire la strada alla fine del capitalismo in Venezuela. Questo è quello per cui lottano i marxisti organizzati nella Corrente Marxista Rivoluzionaria. |