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Operai colpiti a morte Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
09 / 02 / 2009

 Segnaliamo questo articolo di Daniela Bernaschi tratto da Liberazione dell'8 febbraio. 


 

Due operai, Pedro Suarez e Josè Marcano, sono stati uccisi durante un violento scontro avvenuto - lo scorso 29 gennaio nello stato di Anzoategui (Venezuela)- tra la polizia e i lavoratori che protestavano davanti lo stabilimento della Mitsubishi Motors Company.
Le due vittime, sono state uccise dalla polizia regionale di Anzoategui che stava sgombrando centinaia di lavoratori che, dal 12 gennaio, occupano lo stabilimento della multinazionale giapponese.
L'occupazione è stata scatenata dal licenziamento di 135 lavoratori da parte dell'impresa subappaltatrice Induservis, in seguito alla decisione della Mitsubishi di rescindere il subappalto.
In un'assemblea, tenutasi all'interno dello stabilimento, dove erano presenti 893 operai: 863 hanno votato a favore dell'occupazione, 21 contrari, 3 astenuti.

I lavoratori hanno avanzato richieste riguardanti il reintegro dei lavoratori licenziati e la loro immediata assunzione da parte della Mitsubishi e si sono fatti anche autori di un importante proposta: la nazionalizzazione della fabbrica, come soluzione ai conflitti in atto nelle fabbriche Vivex, Franelas Gotha, Industria Nacional de Articulos de Ferreterìa e Acerven.
Il sindacato Singetram, nel corso degli ultimi anni, ha ripetutamente denunciato le frequenti violazioni del contratto collettivo, come il mancato pagamento delle ferie.
La Cmr (Corrente Marxista Revolucionaria, sezione venezuelana della Tendenza Marxista Internazionale, Imt), ha giocato un ruolo importante sia nell'attuale occupazione della Mitsubishi che in quella della Vivex, avvenuta lo scorso novembre. Secondo le dichiarazioni dei lavoratori presenti sul luogo dell'accaduto, nel pomeriggio del 29 gennaio, due giudici si sarebbero presentati ai cancelli dello stabilimento della Mitsubishi Motors Company, con un'ingiunzione di sgombero immediato. I lavoratori avrebbero opposto resistenza, dichiarando di non voler liberare l'impianto di montaggio ma di essere disponibili a confrontarsi con la Società e con il ministro del lavoro. Immediata sarebbe stata la reazione della polizia che, avrebbe iniziato a sparare ad altezza d'uomo, uccidendo due operai e ferendone sei. Solo l'intervento della Guardia nazionale avrebbe fermato l'azione armata della polizia regionale.
Tarek William Saab, il governatore bolivariano dello stato di Anzoategui, ha ordinato l'immediata sospensione di tutti i funzionari di polizia coinvolti nella repressione avvenuta presso l'impianto Mitsubishi. Il governatore precisa che «è stato aperto un procedimento amministrativo, i poliziotti coinvolti in questa brutale azione ingiustificata verranno cacciati dall'istituzione». Il ministro per il lavoro e sicurezza sociale, Roberto Hernandez, sostiene la decisione di Tarek Willam Saab: «Noi crediamo che le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro vadano affrontate con un'assoluta aderenza alle norme giuridiche del lavoro».
La polizia dello Stato di Anzoategui, è stata utilizzata già lo scorso anno, per reprimere i lavoratori del settore petrolifero, in lotta per il contratto ed è fondamentalmente la stessa polizia con gli stessi comandanti, in carica da prima della rivoluzione.


 
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