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Scritto da Mauro Vanetti
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30 / 05 / 2009 |
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Sempre a difesa del profitto e dello sfruttamento Mai, come attivisti impegnati nella costruzione di solidarietà politica con il processo rivoluzionario venezuelano, abbiamo avuto al nostro fianco il Partito Democratico e le sue emanazioni. Anzi, a dirla tutta, spesso anche la parte più moderata della sinistra e del sindacato si è mostrata piuttosto freddina su questo tema se non addirittura apertamente ostile. Grande quindi è stato il nostro stupore nel ricevere la notizia che alcuni parlamentari del PD hanno presentato, il 26 maggio scorso, una interpellanza urgente di solidarietà col Venezuela. Ad una lettura più approfondita, tuttavia, l’equivoco si è chiarito: la mozione sottoscritta dalla capogruppo democratica, Anna Finocchiaro, è una mozione di solidarietà con gli imprenditori d’origine italiana vittime degli espropri del governo Chávez – non certo con i milioni di lavoratori e contadini di quel Paese che nell’ultimo decennio sono impegnati in un corpo a corpo durissimo con l’oligarchia venezuelana e con il prepotente imperialismo statunitense. |
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Scritto da Comitato "Giù le mani dal Venezuela"
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20 / 05 / 2009 |
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No al boicottaggio della burocrazia contro la Inveval Nazionalizzazione delle fabbriche occupate Basta con gli omicidi dei dirigenti sindacali Appello del Freteco all’opinione pubblica e ai lavoratori di tutto il mondo Sono passati ormai quattro anni dalla nazionalizzazione della Inveval in Venezuela. I lavoratori della Inveval hanno gestito la fabbrica sotto controllo operaio per quattro anni, indicando la via corretta da seguire per la costruzione del socialismo in Venezuela. Dopo l’espropriazione della fabbrica nel 2005 da parte del presidente Chavez, i lavoratori hanno messo in piedi un consiglio di fabbrica democratico per gestire la produzione, organizzato un sindacato per legarsi al resto del movimento operaio e costruito legami con i consigli delle comunità di Miranda, dove risiedono. Hanno anche organizzato il Fronte Rivoluzionario delle Fabbriche Occupate (Freteco) insieme ad altri lavoratori di fabbriche occupate o nazionalizzate (Inaf, Gotcha, MDS, Vivex, SIDOR). |
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Scritto da Comitato "Giù le mani dal Venezuela"
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13 / 05 / 2009 |
Invitiamo tutte le imprese recuperate e gestite dai lavoratori e le organizzazioni sociali in lotta a partecipare al “II° Incontro Latinoamericano di Imprese Recuperate dai Lavoratori” che si terrà nei giorni 25, 26 e 27 giugno a Caracas, in Venezuela. In America Latina la lotta contro la chiusura delle fabbriche e in difesa dell’occupazione ha assunto forme differenti. Critiche e approcci differenti fanno parte del dibattito all’interno del movimento operaio e sono stati oggetto di discussione al Primo Incontro Latinoamericano delle Imprese Recuperate tenutosi in Venezuela il 29 ottobre del 2005. In quell’occasione abbiamo detto che “loro chiudono e criminalizzano i lavoratori, noi riapriamo le fabbriche, loro rubano la terra e noi ce la riprendiamo. Loro fanno guerre e distruggono intere nazioni, noi difendiamo la pace e l’integrazione sovrana dei popoli. Loro dividono e noi uniamo. Perché noi siamo la classe lavoratrice, il presente ed il futuro dell’umanità”. |
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Scritto da Comitato "Giù le mani dal Venezuela"
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23 / 03 / 2009 |
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Sabato sera, durante il concerto degli Ska-p, al PalaLottomatica di Roma, tre compagni del Comitato Giù le mani dal Venezuela, una campagna internazionale di solidarietà con il Venezuela nell’ambito della quale sono state organizzate assemblee di massa in tutto il mondo con la presenza anche dello stesso Chavez e delle ambasciate del Venezuela, di Cuba e della Bolivia, sono stati bloccati dalla Digos mentre erano impegnati a diffondere propaganda a sostegno della campagna. I tre compagni, militanti anche del partito della Rifondazione Comunista, erano stati invitati dagli Ska-p a allestire un banchetto informativo sulla situazione politica in Venezuela. Un’iniziativa che il gruppo, notoriamente impegnato nella difesa dei processi rivoluzionari in atto in America Latina, ha voluto ospitare e promuovere ad ogni tappa del tour. Banchetti del genere sono stati giá allestiti durante i concerti fatti nelle settimane scorse in Francia, così come qualche giorno fa a Torino e a Firenze. Ma a Roma, l’iniziativa è stata bloccata dalla Digos. |
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Scritto da Comitato "Giù le mani dal Venezuela"
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11 / 03 / 2009 |
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La rivoluzione faccia a faccia con il boicottaggio capitalista e con il carovita È passato quasi un anno da un famoso incontro tra Chavez e le principali aziende capitaliste venezuelane. In quell'occasione il presidente chiese alla classe dominante venezuelana di investire nell'economia, di mantenere un profilo patriottico, garantendo in cambio la sicurezza degli investimenti. In quel periodo i discorsi di Chavez si riempirono di riferimenti alla Cina e in misura minore anche al presidente della Bielorussia Lukašenko. Il bilancio da trarre degli effetti sortiti è brutalmente sintetico: i principali gruppi capitalisti nazionali e internazionali hanno ignorato qualsiasi garanzia o stimolo all'investimento, continuando apertamente a boicottare e indebolire l'economia venezuelana. |
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Scritto da Redazione
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23 / 02 / 2009 |
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Ora bisogna passare ai fatti! Nuova vittoria per la rivoluzione venezuelana. Con il 54, 36% le masse hanno detto “sì” all’emendamento costituzionale che permette di rendere rieleggibili le principali cariche pubbliche, compresa quella di capo di Stato. Quasi 6,3 milioni di venezuelani hanno dato luce verde alla modifica della norma che permetterà al Presidente Chávez di ripresentarsi alle elezioni presidenziali del 2012. Ma il successo ottenuto domenica 15 febbraio è soprattutto la prova tangibile che la correlazione di forze in Venezuela è ancora favorevole alla rivoluzione. “Chavez presidente a vita?” come hanno titolato molti giornali italiani? Nulla di più lontano dalla realtà: ricordiamo a questi signori che la costituzione del Venezuela prevede la possibilità di revoca di ogni carica elettiva, compresa quella del Capo dello Stato. La realtà è che la borghesia occidentale non può sopportare che un presidente che si definisce “rivoluzionario” e “socialista” goda, dopo oltre dieci anni di mandato, di un così ampio sostegno popolare. |
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Scritto da Redazione
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09 / 02 / 2009 |
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Segnaliamo questo articolo di Daniela Bernaschi tratto da Liberazione dell'8 febbraio.
Due operai, Pedro Suarez e Josè Marcano, sono stati uccisi durante un violento scontro avvenuto - lo scorso 29 gennaio nello stato di Anzoategui (Venezuela)- tra la polizia e i lavoratori che protestavano davanti lo stabilimento della Mitsubishi Motors Company. Le due vittime, sono state uccise dalla polizia regionale di Anzoategui che stava sgombrando centinaia di lavoratori che, dal 12 gennaio, occupano lo stabilimento della multinazionale giapponese. L'occupazione è stata scatenata dal licenziamento di 135 lavoratori da parte dell'impresa subappaltatrice Induservis, in seguito alla decisione della Mitsubishi di rescindere il subappalto. In un'assemblea, tenutasi all'interno dello stabilimento, dove erano presenti 893 operai: 863 hanno votato a favore dell'occupazione, 21 contrari, 3 astenuti. |
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Scritto da Redazione
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30 / 01 / 2009 |
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Difendevano la fabbrica occupata Mitsubishi Nel pomeriggio di Mercoledì 29 gennaio due lavoratori sono stati uccisi dalla polizia nello stato di Anzoategui in Venezuela. Sono Pedro Suarez della fabbrica Mitsubishi e Josè Marcano di una fabbrica vicina, la Macusa, che fabbrica componenti per auto. Sono stati uccisi dalla polizia regionale di Anzoategui che stava sgombrando centinaia di lavoratori dallo stabilimento della Mitsubishi (MMC) occupato. I lavoratori della Mitsubishi hanno occupato lo stabilimento il 22 gennaio. La causa scatenante è stata che 135 lavoratori erano stati lasciati a casa dall’impresa subappaltatrice Induservis dopo che la Mitsubishi aveva deciso di rescindere il subappalto. In una assemblea di massa all’interno della Mitsubishi dove erano presenti 893 lavoratori, 863 hanno votato a favore dell’occupazione. |
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Scritto da Jorge Martin
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09 / 01 / 2009 |
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I lavoratori di Vivex sono di nuovo in lotta. Venerdì 21 novembre infatti, dopo un conflitto prolungato, 360 di loro hanno occupato la fabbrica nel distretto industriale di Los Montones a Barcelona (Anzoategui), dove si producono parabrezza per l’industria automobilistica, chiedendone la nazionalizzazione al presidente Chavez.
La ragione che ha scatenato la protesta è il mancato pagamento delle utilidades (premi di produzione) inclusi nel contratto di lavoro collettivo. I dirigenti sindacali José Ángel Hall, Darwin Wilche e Pablo Cumana sostengono che “l’impresa dice di essere in bancarotta e di non poter pagare i 120 giorni di utilidades a cui i lavoratori hanno diritto”. Ha proposto di pagarne 15 e gli operai hanno ribattuto chiedendo di rendere pubblici i conti dell’azienda per poter verificare le perdite dichiarate. |
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